Le bici e la primavera

E’ arrivata la primavera, ormai da qualche settimana, e sono saltato di nuovo in sella alla bici.

Alberi costellati di teneri e freschi germogli, interi viali fioriti coi petali trascinati dal vento, i prati che si imbiancano di margherite, il timido sole che ti scalda la pelle: pare che in questa atmosfera primaverile la gente non si renda più conto che per strada non si gira a caso, ma qualche anima pia ha messo delle regole.

Dalla schiera di quattro amiche adolescenti, che ridono, scherzano, e si divertono, le quali da bravi pedoni girano sulla ciclabile, una affiancata all’altra prendendo tutta la strada a disposizione, alla gente che pensa bene che aprire la portiera della propria macchina (un SUV che  non ha delle portiere, ma dei campi da calcio) sulla ciclabile, possa giovare ai ciclisti.

Se vuoi passare devi rischiare la vita scendendo in strada (se sei davvero fortunato, sei contromano), tentando di schivare le macchine che vanno da una parte e gli specchietti di quelle parcheggiate dall’altra. Ci mancherebbe che sia lui, così ligio al codice stradale, che debba scomodarsi per fare passare te.

La primavera ha portato un totale sfacelo del come si gira per strada. Oltre al caso del pedone-ciclista, vi sono i ciclisti-pedoni (gente che non comprende che per stare sulla ciclabile non basta avere una bici, ma ci devi essere sopra), i ciclisti inglesi (snobbano la destra optando per una più inglese sinistra) e quelli che credono di essere soli al mondo e vanno alla velocità di una tartaruga in letargo. Infine, abbiamo quello che gira in mezzo. Al centro spaccato della ciclabile, che riesce a fare in modo che tu non riesca a sorpassarlo nè a destra nè a sinistra, magari zigzagando di qua e di là in pieno spirito primaverile. Naturalmente, non va spedito, ma va tranquillamente alla sua velocità comatosa. O magari si ferma, ovviamente di sbieco alla ciclabile, per non lasciarti via di scampo: tu non devi superarlo, questione di forza maggiore. Se sei abbastanza sfacciato suoni il campanello, ma in molteplici casi, se ne frega altamente, pensa sia solo il gorgheggiare di qualche uccellino appollaiato sull’albero.

L’unica speranza rimangono i pollini: se non saranno loro a cadere sotto le insidie delle reazioni allergiche, sarò sicuramente io.

Pazienza!